Giorno 6

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Data di svolgimento

20 Settembre

Luogo di svolgimento

Rovine del Castello di Chordille, Antro - livello 1

In Breve

Gli eroi assaltano il contingente di Bodor e lo fanno prigioniero. Un'altra pattuglia tenta di liberare il capitano e viene massacrata. Gli eroi indagano sul vecchio tempio di Glarias. Viene rinvenuto il diario di Croshof. Prosegue l'esplorazione del primo livello: porte con indovinelli, un disco levitante malfunzionante, una lanterna rivelatrice

Avvenimenti

Praparativi è l'assalto al contingente di Bodor

Il mattino ci accoglie con un bel sole caldo di settembre. A ovest però si stagliano nubi nere che non mancano di suscitare i timori di Ombra del Vento. Entriamo nelle rovine e ci dirigiamo sicuri verso la polla di divinazione, per sfruttare la porta segreta e irrompere nella sala dove probabilmente incontreremo l’orco Bodor e la sua marmaglia. Arrivato alla polla, Ombra incuriosito dalla limpidezza dell’acqua la prova a bere senza riuscire ad ingoiare il liquido divino. In compenso sentiamo il già noto rumori di graffi sul pavimento che preannunciava una punizione divina sotto forma di unghie e denti. Fortunatamente si trattava solo di un avvertimento e tutto torna tranquillo.
È la quiete prima della tempesta: ci prepariamo a fare irruzione… Poi un tuono incredibilmente forte ci spaventa e torniamo sui nostri passi per vedere cosa è successo. Semplicemente il temporale era arrivato a bagnare le rovine e un rivolo d’acqua iniziava già a scendere per le scale del tempio. Ben presto il rivolo è diventato un fiume in piena. È bello essere al sicuro sottoterra quando fuori la situazione è tanto umida. La perfetta fattura nanica delle rovine raccoglieva l’acqua nonostante i millenni. Questa sì che era una costruzione fatta a regola d’arte con sapienti mani naniche!
Tornando alla nostra missione ci riprepariamo alla battaglia.

Entrata rocambolesca e… vittoria! Bodor è prigioniero

Con un calcio spalanco la porta segreta e … E non avevamo considerato che la porta potesse essere ostruita. Un arazzo si strappa nell’aprire la porta segreta e solleva una nuvola di polvere. Gli orchi non tardano a reagire e mi piovono addosso dei giavellotti. Nonostante il trambusto iniziale riusciamo a uccidere i sottoposti di Bodor e disarmare e sottomettere quest ultimo. Lui in cambio della vita ci propone di condurci al tempio, ma non gli crediamo nemmeno per un secondo e temendo di finire in un’imboscata, lo leghiamo e imbavagliamo in una stanza chiusa, vicino alla polla. Intanto all’esterno continua ad infuriare il temporale.

La reazione delle forze dell'Orda…

Mentre1 l’acqua inesorabilmente continuava a riempire la stanza della polla di divinazione, Fark incuriosito dagli strani riflessi di luce sulla decorazione a forma di luna del soffitto, ci coinvolge in strani esperimenti di ottica, manovrandoci come marionette per spostare le torce e le luci magiche. Intenti ad accontentare il nostro scuro ed oscuro amico, non diamo troppo peso, tra gli scoppi dei tuoni all’esterno e i cigolii sempre presenti in un complesso sotterraneo immenso come questo, al sommesso rumore di passi che via via si fa più forte. Anche se preso dagli esperimenti del nostro novello scienziato, mi ricordo di essere in un luogo tutt’altro che sicuro e lasciata la torcia su un trespolo, impugno saldamente scudo e martello. Intanto Pierre, annoiato, si divertiva a far navigare barche di carta di pergamena, nei rigagnoli di acqua piovana, estraneo a tutto il resto. Ai limiti della mia scurovisione noto dei movimenti vicino alle scale e nell’istante in cui un fulmine si abbatte vicino alle rovine, il lampo di luce illumina i ghigni animaleschi di un esercito di goblinoidi. Queste maledette bestiacce non finiscono mai, tutti con le inconfondibili ferite ed abrasioni tipiche dei seguaci della Bestia.

… che soccombe di nuovo contro gli Eroi

Illuminata a giorno la stanza grazie alla magia di Pierre, ci scontriamo con varie ondate di goblin, coboldi ed orchi. Ombra del Vento è molto a disagio in ambienti civilizzati, ma nel mezzo della battaglia fa valere la sua forza e letteralmente spiaccica varie bestioline. Ephran continua ad usare uno stile di combattimento molto strano: lo vedo arrampicarsi su un pilastro per poi piombare come un falco sul collo di un goblin, disarticolandogli tre o quattro vertebre: strano ma decisamente efficacie. Concentrato nello scontro, ogni tanto riesco a vedere una sagoma scura, aggirarsi qua e là per il campo di battaglia, lasciando dietro di sé una scia di arterie vitali e tendini recisi: come scienziato sarà un novellino, ma il suo sporco lavoro, Fark lo sa fare da vero professionista. Il nostro mago dai molti nomi, come al solito si infila precisamente al centro dello scontro, costringendomi a manovre pericolose per poterlo proteggere. Ma in effetti quando, dopo un mormorio sommesso, dalle sue mani si sprigionano le fiamme degli inferi, vari nemici cadono al suolo cercando di evitare che le loro budella arrostite si allontanino troppo dai loro ventri ustionati.

Il tempio profanato

Con la benedizione di Torag dalla nostra parte, riusciamo a uccidere tutti i nemici e rimessici in sesto, continuiamo la nostra ricerca del tempio di Glarias. Seguendo le indicazioni di Piven e le parole confuse dell’orco Bodor, giungiamo a quello che sembra un tempio. L’altare al centro della stanza è zuppo di sangue fresco e coagulato. Chiunque fosse di guardia, probabilmente adesso giace morto nella stanza vicina. Il soffitto è completamente nero e le pareti sono coperte da arazzi e tendaggi completamente rossi del sangue di chissà quante vittime e altrettanti pazzoidi fedeli della Bestia. L’aura sprigionata dall’altare insanguinato è malefica e potente. Se un tempo questo era il tempio di Glarias, profanato dal dio Bestia, servirà molto potere per farlo tornare com’era. Sotto agli arazzi e al soffitto tinto di nero, a conferma che questa stanza era stata modificata radicalmente, scopriamo alcune pitture rupestri. Le stanze vicine, impregnate del puzzo dei goblin che le usavano come stanze da letto, erano pressoché vuote, eccetto che per qualche attrezzo da scasso che Fark fa sparire velocemente e qualche garza stranamente pulita che aggiungo alle mie. Mentre stavamo per uscire per allontanarci dal fetore del luogo, Fark nota uno scintillio microscopico e rinviene una pietra preziosa nascosta sotto uno dei letti.

L'interrogatorio a Bodor

Lo scontro e la ricerca ci hanno messo appetito e quindi torniamo di nuovo verso la polla di divinazione per riprendere Bodor e farci svelare i famosi segreti del tempio, magari dopo aver messo qualcosa tra i denti. La stanza è sempre più bagnata e ritrovando la sua barchetta, Pierre Rayban Silvan l’Iconoclasta, l’Autoflagellatore, il Cinico Consolatore, Cultore del Proprio Corpo e Ammiraglio della Minuscola Flotta, si mette sull’attenti e con fare autoritario intima a quella che prima era una semplice pergamena di… “avanzare fiera alla scoperta di nuovi mondi e immense ricchezze”.
Al tempio insanguinato2, nonostante le nostre minacce e le maledizioni di Ombra del Vento, Bodor si chiude nel suo silenzio. Così come già era successo la scorsa volta che eravamo entrati in questo luogo maledetto, sentimenti di profondo odio e violenza cercano di impadronirsi di noi per lasciare andare il lato più selvaggio e bestiale che si nasconde nei meandri delle nostre coscienze. Fortunatamente non cedo a questi istinti e freno il mio martello, pericolosamente vicino allo sguardo spiritato e sprezzante del nostro prigioniero.

Una reazione sorprendente

Altrettanto non posso dire di Fark il quale, stupendo un po’ tutti, si lascia andare ad una furia cieca: con una forza che non aveva mai dato segno di avere, trascina Bodor fino al suo trono, senza curarsi della spalla che l’orco lascia su uno spigolo di un passaggio un po’ stretto e con un fendente che non va troppo per il sottile, sgozza quello che era stato un capitano orco, seguace del dio Bestia. Con un urlo selvaggio, Fark completamente fradicio dei liquidi malsani dell’orco, si tranquillizza e finalmente torna in sé. Siamo giunti alla conclusione che l’altare sacrilego abbia una brutta influenza su chiunque si trovi nel tempio e non sia sano per noi e le nostre anime, sostare troppo a lungo in questo luogo.

L'esplorazione prosegue

Dopo esser passati per un paio di stanze occupate soltanto dal lerciume dei goblin, arriviamo ad una scala che sale verso una stanza buia. Verificato che nel sottoscala non ci fosse niente di importante ci apprestiamo a salire. Girandomi indietro per vedere se tutto era a posto (disturbato da una sensazione di deficienza), vedo Pierre Rayban Silvan l’Iconoclasta, l’Autoflagellatore, il Cinico Consolatore, Cultore del Proprio Corpo, Ammiraglio della Minuscola Flotta e Architetto di Labirinti Folli, che sdraiato prendeva le misure per istallare una comoda tenda in mezzo al corridoio.

Il diario del maggiordomo di Chordille: Croshof

Superato il momento di follia, ci siamo ritrovati in una sorta di vecchia cantina di quello che una volta era stato il castello del Duca di Chordille. Qui oltre a due bottiglie di ottimo vino, di cui una è sparita velocemente, abbiamo rinvenuto uno stralcio di un diario. Sembrava appartenere al maggiordomo del duca. Siamo riusciti a decifrare solo una piccola parte di ciò che era scritto e tuttavia quel poco apriva scenari inquietanti tra le mura del castello e nella cerchia più intima delle frequentazioni del Duca.
Dal diario del maggiordomo Croshof:
La signora mi crede all’oscuro dei passaggi segreti che scendono nei dungeon sotto il castello, ma naturalmente so molto bene della loro presenza. Come potrei chiamarmi capo maggiordomo se non sapessi una cosa del genere? Dopo tutto questo castello e tutto il suo personale sono sotto la mia responsabilità. So molto bene che lei striscia giù per i gradini segreti fino alla sua cappella dell’oscurità a venerare il suo oscuro dio. Stranamente il Signore non sembra essere a conoscenza delle sue propensioni. Non è certo il mio scopo rivelare una tale informazione, ma mi preoccupa il fatto che se le voci riguardo il patto che lei ha fatto con Rivenyk si spargessero, tutto il mondo prenderebbe le armi contro il Ducato piuttosto che permetterle di usare quel tremendo coltello.
In entrambi i casi temo per noi. Il mio povero padrone merita un destino migliore di questo. Merita una moglie migliore di questa malefica megera. Forse posso occuparmi io stesso di questo problema. Se solo potessi mettere le mani su quel coltello e distruggerlo, o nasconderlo. Saprei anche il posto. La torre nord.

Se le parole lasciate dal maggiordomo fossero vere la storia recente di questo luogo andrebbe senza dubbio riscritta. Inoltre l’essere menzionato, questo Rivenyk, se la memoria non mi inganna, corrisponde ad un signore dei demoni di incredibile potenza. Soltanto Torag può sapere che razza di patto una strega e un demone possono aver stretto.

La Galleria

Cercando di non lasciare zone inesplorate, siamo tornati sui nostri passi per finire di esplorare la zona a sud di questo livello. Tramite un corridoio in discesa, siamo arrivati ad una stanza molto grande e buia. Io, muovendomi con la naturalezza propria della mia razza, ho trovato una sorta di guardiola con due ingressi barricabili dall’interno. Mentre discutevo a voce alta tra me e me che sarebbe stato un ottimo posto dove poter riposare in relativa tranquillità, gli altri con la tenue luce generata da Pierre, esploravano il resto di questo salone, nel quale erano ricavati due balconi decorati con marmi e fregi pregiati. Ad un tratto sento Fark gridare e affacciandomi vedo Pierre che si agita in un ballo strano. Pensando ad un attacco o almeno ad una crisi di follia collettiva, corro verso gli altri che nell’ordine: Ombra stava borbottando tra se che il posto era maledetto, Ephran con la luce di Pierre, era sul balcone est, Pierre era vicino a due cadaveri al centro della stanza ed era stato riempito di scarafaggi da decomposizione, Fark completamente al buio, era caduto dall’altra balconata, spaventato dai borbottii sommessi e dal rumore di Pierre che si toglieva i vermi. Abbiamo pensato di accendere qualche luce in più!
Una volta fatta luce ci siamo resi conto di essere in un vecchio salone delle feste, completo di guardiola all’ingresso e stanze da letto per ospiti particolari. Al centro del salone, in contrasto con quella che doveva essere un’atmosfera di festa, stavano due cadaveri disidratati: tanto per ricordarci che ormai fanno festa soltanto i vermi in questo luogo maledetto. L’unica cosa utile sopra i resti di questi sfortunati avventurieri, erano due ampolle di acqua santa.

Una porta parlante?!

Sulla parete sud si trovavano tre porte e sopra la balconata si stagliava un’enorme porta di bronzo decorata con le immagini di otto volti. Siamo saliti per analizzare questo strano accesso. In terra c’erano due libri che hanno attirato l’attenzione di Pierre, il quale vedendo che si trattava di libri di preghiere, con una pedata non proprio pia li ha ridotti in polvere senza darmi il tempo di analizzarli. D’altra parte non è un caso che tra i vari nomi ci sia “Iconoclasta”.
Passando vicino alla porta, le facce si sono animate, recitando a turno un verso di una poesia in un linguaggio arcaico:

Down below mother moon
About the lands a sacred gloom
Reaching across the midnight sky
Knowing the thruths that make you cry
Night imbued with his very essence
Eternal light forbids his presence
Secret questions you dare to ask
Shadows are his faithful mask

Mentre noi saggi ci stavamo arrovellando sui significati nascosti tra le rime, Fark ha l’intuizione giusta e nota che le prime lettere di ogni verso formano la parola “Oscurità”. Pronunciando questa parola sentiamo il meccanismo della serratura scattare.

La stanza della lanterna - Enigma di luce

La stanza che scopriamo è tutta decorata alle pareti da strani fregi e linee senza un senso apparente. Dal soffitto pende una lanterna schermata da quattro piccoli quadratini di stoffa. Accendendola alcune parti del fregio delle pareti vengono messi in risalto ma ancora non assumono nessun significato comprensibile. Ricordandoci qual era la parola che ci ha permesso di entrare, abbiamo spento tutte le nostre luci, per lasciare accesa soltanto la lanterna. Nonostante questo però, le immagini, seppur più nitide, non volevano ancora svelarci qualcosa di utile.

Alla ricerca di indizi: l'incontro con lo scorpione

Siamo tornati indietro per vedere se nelle tre porte a sud avremmo trovato qualche indizio.
Le prime due conducevano ad un fosso di cui non si vedeva il fondo, che abbiamo deciso di analizzare più avanti. Aprendo la terza porta con una chiave che stava appesa nella seconda stanzina, Pierre si è trovato di fronte uno scorpione gigantesco, delle dimensioni pressappoco di un cavallo. Colto alla sprovvista, il nostro Pierre si è ritrovato nell’abbraccio poco piacevole di una chela del mostro. Ci siamo affrettati a uccidere la bestia, non senza qualche difficoltà, visto che continuava senza sosta a provare a colpirci con il suo pungiglione velenoso. Appena si è rimesso in sesto, il nostro mago ha rinvenuto in un forno lì vicino, attratto da un’aura magica, un involucro con dentro un anello e un braccialetto magico. Poiché sembrava un oggetto di un certo potere, per decidere chi lo dovesse avere, abbiamo tirato a sorte. Ombra pensando che fosse un oggetto maledetto si è astenuto. Ephran ha lanciato in aria un pezzetto di legno e prima che esso toccasse terra, l’aveva diviso in più parti con colpi veloci delle dita. Fark nel frattempo era riuscito a lanciare in aria svariate biglie senza farle cadere. Pierre aveva estratto da uno strano mazzo una carta decorata con un cuore rosso. Ma nessuno ha avuto da dire niente su chi fosse il vincitore della sfida, quando con enorme sacrificio ho strappato una folta ciocca della mia quasi secolare barba. Con le lacrime agli occhi per la perdita, mi sono legato il braccialetto al polso sinistro e immediatamente mi è sembrato che i miei riflessi fossero un po’ più allenati. Vedremo se quest’oggetto tornerà utile.

Il disco levitante malfunzionante

Proseguiamo in cerca di indizi per la stanza con la lanterna e giungiamo in una stanza in cui sul soffitto sta l’immagine della faccia di un leone scolpita. Al posto degli occhi ci sono due grosse gemme che attirano la nostra attenzione e la nostra cupidigia. In basso sul pavimento c’è un piedistallo in pietra che dopo un po’ capiamo che può spostarsi seguendo le nostre indicazioni mentali. Provo a fare qualche esperimento e il disco, partendo a velocità mostruosa, mi fa schiantare più volte contro le pareti e il soffitto della stanza. Dolorante e confuso lascio il posto a Ephran che senza il minimo sforzo fluttua pacifico e sereno fino al leone. Stacca le gemme e fa aprire leggermente la bocca del leone. Più per motivi di orgoglio che per reale curiosità, salgo di nuovo sul disco fluttuante e con un piede di porco gentilmente offerto da Fark, forzo la mascella e trovo al suo interno quattro pannelli, del tutto simili a quelli della lanterna.

La soluzione dell'enigma

Tralasciando i movimenti di altri scorpioni più piccoli di quello di prima, ci affrettiamo a verificare se questi nuovi pannelli ci avrebbero mostrato qualcosa di nuovo. In effetti una volta inseriti e messa all’oscuro la camera, sulla parete si è evidenziata una mappa che il nostro bravo cartografo ha disegnato.
Esaminandola attentamente, siamo giunti alla conclusione, che si tratta di una parte del dungeon che ancora non abbiamo visitato ma senza dubbio in questo luogo pericoloso, sarà di aiuto conoscere la via, una volta che riconosceremo i luoghi. Pensando che non ci fosse molto altro da scoprire in questa stanza, stavamo per andarcene, quando Pierre ha voluto fare un’altra prova. Togliendo i precedenti cartoncini e lasciando quelli nuovi, la stanza ha disegnato un nuovo profilo. C’erano chiaramente tante persone disegnate sulle pareti che convergevano verso quella che ora era evidentemente una porta.
Decidiamo3 che non sia prudente addentrarci in questa parte segreta del dungeon nelle pessime condizioni in cui ci troviamo. Così ci barrichiamo dentro la guardiola con i due ingressi e ci riposiamo fino all’alba. In effetti, durante la notte, Ephran avvista una strana melma, provenire dal pozzo dietro le porte a sud, ma evitiamo di attirare la sua attenzione e ci rimettiamo in sesto.

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